Andrea
- Visualizza tutti i post su Matthew e Luke qui. -
Scrivo per raccontare esperienze, osservazioni e idee di tutti i giorni tramite storie inventate. Le fiabe e i racconti sono immagini della vita, una lingua diversa per trasmettere qualcosa. A volte ne ricaviamo una morale, altre delle domande su cui riflettere, oppure delle semplici emozioni. Scrivete storie...qui saranno le benvenute. In fondo sono un po' come i sogni. Ed è bello sognare insieme.
C'è davvero un momento giusto?
Mi hai portato a credere che un giorno ci saresti stata per me. Magari quando ci sarebbero state le giuste condizioni, quando sarebbe arrivato un momento migliore per te. Ho continuato ad osservarti, tentando di cogliere chissà che segno e mi sono chiuso nel dolore del mio cuore. Eppure, il momento giusto non è mai arrivato.
Finché un giorno tutto finì. Ho smesso di aspettare, di cercare quel segno e ho iniziato a dimenticare quale fosse quella forza che continuava a tenermi vicino a te. Sono scomparso nel buio, il buio è diventato dolore che non se n'è mai andato fino a quando tutto ciò che rimaneva di noi fu sepolto in fondo al mio cuore.
Abbiamo solo un'idea di come sarebbero putute essere le cose, una scarna e fragile idea nascosta dietro un velo di segreti mai rivelati. E' triste pensare che ho sempre saputo che stavi cercando le parole giuste, che stavi aspettando il momento in cui finalmente avresti potuto rialzare la testa. Ma quel momento non è mai arrivato, mi avresti solo fatto altro male a causa della mia fragilità.
Finché un giorno tutto finì. Hai smesso di aspettare, di cercare quel segno e hai iniziato a dimenticare quale fosse quella forza che continuava a tenerti vicina a me. Sei scomparsa nel buio, il buio è diventato dolore che non se n'è mai andato fino a quando tutto ciò che rimaneva di noi fu sepolto in fondo al tuo cuore.
Urlerei solo per avere l'illusione di essere ascoltato, come se stessi urlando alle stelle. Non smettevo di farmi del male pensando e ripensando, solo per provare qualcosa. Non avresti mai detto quelle parole. Continuavi a cercarmi ma non potevi trovarmi. Non potevi. C'era sempre qualcosa da nascondere.
Finché un giorno tutto finì. Ho smesso di aspettare, di cercare quel segno e ho iniziato a dimenticare perché ti ero rimasto vicino così a lungo. Sono scomparso nel buio, il buio è diventato dolore che non se n'è mai andato fino a quando tutto ciò che rimaneva di noi fu sepolto in profondità, al di sotto della superficie.
Andrea
Commento: in questo testo ho riscritto in forma di lettera il testo della canzone "Beneath the Surface", autore: John Petrucci (Dream Theater). Album: "A Dramatic Turn of Events".
Era sera tardi e Will era solo in casa. Aveva appena dieci anni, ma era un tipo davvero sveglio. Mise una piccola pentola piena d'acqua sui fornelli e accese il fuoco aspettando di bere il solito bicchiere di tè caldo, come ogni sera prima di andare a dormire. La madre era andata a parlare con i vicini, forse per qualche problema, ma Will non aveva capito.
Fu quando era già seduto al tavolo che tutto ebbe inizio. Stava girando il cucchiaino nel tè per sciogliere lo zucchero quando la luce si spense. Will, preso di sorpresa, riuscì comunque a ricordarsi cosa faceva la mamma quando andava via la luce. Il quadro elettrico si trovava vicino alla porta d'entrata, a stento visibile grazie ad una fievole luce che dall'esterno filtrava attraverso le persiane chiuse. Gli oggetti intorno al bambino sembravano diversi, sfumavano gli uni negli altri colorati di blu e nero.
Dei rumori... provenivano da fuori, un'ombra si mosse davanti alla finestra della cucina. Will si fermò. All'improvviso sentì che qualcuno stava provando ad aprire il portoncino che dava sul giardino. Lo sentì grugnire qualcosa di incomprensibile quando si accorse che era chiuso dall'interno e Will fu colto dal panico. Lasciò il bicchiere sul tavolo, ma cadde in mille pezzi. La mamma non c'era, era solo, cosa poteva fare? Aveva solo tanta paura. Inciampando nel buio, si diresse verso l'unico posto in cui si sarebbe sentito al sicuro, la sua camera. Era sufficiente salire le scale, prendere la seconda porta sulla sinistra del corridoio e chiudersi dentro. Forse ce l'avrebbe fatta.
Uno schianto secco e la porta d'ingresso si aprì. Will, mentre correndo raggiungeva le scale, vide con la coda dell'occhio cosa stava succedendo nell'ingresso. Non era entrata una persona. Non era riuscito a capire cosa fosse, ma di certo non era un uomo, solo una forma nera e indistinta. In ogni caso, non poteva stare a guardare, gli importava solo correre. Arrivato a metà delle scale il piede sinistro impattò contro un gradino, sentì un forte dolore alla caviglia, ma non ci badò troppo. Quella cosa era lì dietro, doveva fare in fretta a raggiungere la sua camera. Alzarsi fu difficile, aveva male, ma doveva farcela. Qualcosa gli afferrò i pantaloni. Will gridò. Senza sapere come, riuscì a liberarsi e corse su per le scale, ma uno strattone gli strappò un lembo della maglietta, rallentandolo ancora.
Will piangeva. Non vedeva nulla, in cuor suo sapeva che arrivare alla sua camera era ormai quasi impossibile, ma una strana forza dentro di lui lo spinse a non mollare. Era nel corridoio. Con una mano toccò la porta della stanza dei genitori e, subito dopo, trovò la sua. Vi entrò e chiuse la porta, sembrava un miracolo. Mentre girava la chiave, qualcosa andò a sbattere contro il legno dall'altra parte. Quella cosa continuò a colpire la porta con rabbia, ogni colpo riempiva il cuore di Will di nuovo terrore. Cos'avrebbe fatto ora? Eppure quello era il suo mondo, nella sua camera nessuno poteva fargli del male.
All'improvviso sentì una voce. Era la mamma! Lo chiamava, era lì vicino! Provò a rispondere ma non ne fu in grado. Continuava a sentire la voce della mamma ripetere il suo nome finché, d'un tratto, la luce tornò. Era nel letto, piangeva, ma la mamma era davvero lì. Lo abbracciò e gli teneva la mano. "E' tutto finito Will.". Il bambino continuava a piangere aggrappandosi al pigiama della madre. "Era solo un brutto sogno... la mamma è qui con te."
Andrea